In seguito a numerose richieste giunte da genitori preoccupati, dedichiamo le riflessioni di oggi alla gestione del rapporto con i bambini durante l’emergenza coronavirus, poichè nonostante l’inizio della cosiddetta “fase due” consenta un minimo allentamento delle restrizioni, per i bambini il lockdown prosegue di fatto inalterato.
L’interrogativo dominante riguarda l’attività fisica, la cui ripresa per i bambini resta praticamente impossibile, nonostante l’attuale ingresso formale in fase due. I genitori, oltre alla preoccupazione riguardo la gestione dei figli che non si scaricano attraverso lo sport, ci chiedono quali possano essere gli effetti e i rischi cui vanno incontro i bambini. Una seconda domanda riguarda la preoccupazione dei genitori rispetto agli effetti che le limitazioni delle attività di socializzazione potranno avere nel breve, medio e lungo periodo sui figli. Un'ulteriore fonte di dubbi – che deriva anche dalle due precedenti – è la preoccupazione che fin dalla giovane età si possa definitivamente radicare l’abitudine all'uso esclusivo di realtà virtuali e di strumenti di intermediazione quali piattaforme, social e simili, con un conseguente rischio di isolamento, ritiro sociale o di altre eventuali patologie nella sfera personale e interpersonale.
Cerchiamo quindi di dare un ordine alle risposte chiarendo al contempo alcuni principi basilari dello sviluppo psicofisico di un essere umano, in modo da potervi anche tranquillizzare, cari genitori! 1) E' pur vero che i bambini stanno patendo come voi le restrizioni in atto, ma è altrettanto vero che le loro capacità reattive e di resilienza dipendono da due ordini di fattori: uno innato, presente nel loro temperamento, e l’altro, di gran lunga più influente, è l’ambiente che li circonda, in particolare il modo in cui voi genitori vivete e affrontate i problemi connessi a questa emergenza. Perchè questo dovrebbe rassicurarvi, vi chiederete? Poichè per quanto un bambino sia costretto a vivere una deprivazione, la modalità con cui i genitori vivono tale condizione è in grado di fortificare o di indebolire le sue capacità, di aiutarlo o di ostacolarlo nell'affrontare con forza e pazienza la situazione deprivante. 2) I bambini, seppur entro certi limiti, per loro natura sanno vivere gli stati di emergenza anche con un pizzico di avventura. Cerchiamo noi adulti di valorizzare tale dote e, quando si può, di fare leva su questo aspetto di “leggerezza”. Anche per i più grandicelli, un certo grado di “incoscienza” è una risorsa preziosa che può essere usata per imparare ad affrontare l’emergenza senza ansia ma con sufficiente serietà. 3) Siamo noi adulti che dobbiamo essere pienamente coscienti del fatto che tale condizione non sarà eterna ma limitata nel tempo ed è quindi importante individuare strategie che possano attutire i danni derivanti dalle limitazioni, trasformandoli in occasioni di crescita per i figli. Come?
Iniziamo dall’attività fisica. Abbiamo già accennato che il divieto di praticare sport all’aperto ha indotto i genitori a sfruttare ogni occasione per far praticare ai figli attività fisica dentro casa. Potete a tale proposito rileggere i consigli pubblicati in data 17 aprile, seconda puntata I parte di questo percorso psicologico. Cogliete l’occasione per trovare una mezz'ora al giorno da condividere con i bambini facendo attività fisica. Siccome il tempo a disposizione è poco suggeriamo alcune strategie da adottare. Ad esempio, se i bambini ogni giorno praticano un’ora di attività, accompagnamoli almeno nella parte iniziale - per aiutarli a prendere l'iniziativa - e in quella finale, magari alternando i giorni. Se in casa sono presenti entrambi i genitori, si possono alternare, verificando che i bimbi pratichino la loro attività ogni giorno. L’obiettivo generale di tale pratica fisica, è quello di permettere ai bambini di avvicinarsi il più possibile a quanto facevano prima dell’emergenza covid. La possibilità poi di condividere anche con i compagni di classe o con gli amici le lezioni di ginnastica o l'attività fisica in genere, è un'esperienza molto valida e in tal caso il genitore non deve partecipare. Ricordiamoci ovviamente che ogni iniziativa deve avvenire sempre all’insegna del buon senso, ossia scegliendo attività la cui pratica sia compatibile con il contesto di vita del bambino.
Passiamo al secondo e al terzo tipo di interrogativo. Le limitazioni di attività fisica e di socializzazione avranno gravi ripercussioni sullo sviluppo dei nostri figli, non solo nell'immediato ma anche nel lungo periodo? E' fondata la preoccupazione di vedere radicato nei nostri bambini l’uso esclusivo e prolungato di realtà “virtuali” a scapito della loro capacità di creare relazioni interpersonali reali?
Premesso che il primo dovere di un genitore è quello di non entrare in eccessiva ansia rispetto a ciò, molto dipenderà proprio dal messaggio che noi adulti diamo ai bambini. Quando i figli percepiscono che i genitori considerano tali strumenti come dei semplici mezzi di soccorso che nell’attuale situazione di emergenza sono particolarmente utili e necessari, autonomamente eviteranno di dare a tali mezzi un valore eccessivo. Avete mai visto un bimbo che dopo una malattia voglia continuare a prendere un medicinale che sa di fragola o arancia solo per il suo sapore? E se anche ciò capita, il genitore non è forse già in grado di dirgli che le medicine non sono caramelle? Nel caso in cui succeda che l’uso esclusivo delle tecnologie si trasformi in comoda “abitudine” piuttosto che stimolare il desiderio e la nostalgia di un contatto reale con gli altri, è utile ricordare ai nostri bambini che quanto avviene sullo schermo non corrisponde esattamente alla realtà, ma ne ritrae solo una parte e quindi per le persone la cosa più importante è potersi guardare negli occhi dal vivo. Questa semplice verità, che magari noi stessi distratti non avevamo mai pensato di dover esplicitare ai figli piccoli, è invece per loro un’importante comunicazione, da fare attraverso un linguaggio semplice e adeguato alla loro età, fin dal momento in cui noi adulti decidiamo di dare il via alla loro “iniziazione” all’uso delle tecnologie.
Certamente un uso prolungato ed esclusivo di mezzi alternativi che limitano o impediscono le relazioni interpersonali dirette può produrre danni a medio-lungo termine, ma ciò è direttamente proporzionato sia al motivo per cui ciò avviene, sia alla capacità di mediare e filtrare da parte degli adulti. In particolare, le relazioni dirette tra figli e genitori - sempre favorite e mai impedite nell'attuale emergenza - attutiscono qualsiasi potenziale danno e permettono di mantenere l’abitudine a rapportarsi in prima persona. Abbiamo scelto di non soffermarci quindi sugli effetti negativi, in quanto sul web è pieno di tali argomenti e già molti di voi li hanno letti, aumentando il livello di preoccupazione in tal senso. Suggeriamo piuttosto a voi genitori di individuare cose semplici da poter mettere in pratica, poiché i bambini seguono gli esempi di ciò che voi fate e vivete.
Per concludere, suggeriamo un'ulteriore strategia utile a contrastare le preoccupazioni che sono emerse: approfittate di questa parentesi di vita fisicamente più statica per trasmettere ai figli il valore della narrazione, in particolare i racconti della loro storia e di quella delle loro famiglie di origine. La consapevolezza della propria storia aiuta a formare individui più equilibrati, in grado di imparare dal passato e individuare le risorse nel presente, capaci di progettare e pianificare la vita e il futuro in maniera funzionale e costruttiva. Nei momenti di inattività fisica forzata la mente deve restare dinamica per poter mantenere le persone, compresi i bambini, in un buon equilibrio psicofisico.
Vi diamo appuntamento alla prossima puntata!
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